Il primo italiano che ha fatto il vaccino russo al Covid: “Sto bene, perché Italia non lo compra?”

11.11.2020
Vincenzo Trani, presidente della Camera di Commercio Italia-Russia, il 6 novembre si è sottoposto al vaccino Sputnik V, il primo messo in produzione a livello mondiale: “Mi avevano preannunciato lievi effetti collaterali come febbre e mal di testa. Invece sto benissimo. Che aspetta il governo ad acquistarlo?”.

Vincenzo Trani aveva solo 25 anni quando, da semplice turista, per la prima volta mise piede in Russia: una mattina, sfogliando il Moscow Times, notò un'offerta di lavoro della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers), istituto che cercava un esperto in crediti alle piccole imprese. Inviò il suo curriculum – aveva un passato in Monte dei Paschi di Siena – e dopo pochi giorni venne assunto. Oggi Trani vive a Mosca da 20 anni, è un imprenditore e da un anno è anche il presidente della Camera di Commercio Italia-Russia, ente la cui mission è promuovere la collaborazione economica, commerciale, tecnica, giuridica, scientifica e culturale tra l’Italia e la Federazione Russa.

Vincenzo Trani, però, è anche il primo cittadino italiano ad essersi vaccinato contro il SARS-CoV-2; il 6 novembre scorso infatti gli è stata iniettata la prima dose di Sputnik V, vaccino sviluppato dal centro di ricerca statale Gamaleya e del Fondo Russo di investimenti che, stando ai dati preliminari, avrebbe un'efficacia del 92% nel proteggere dal Covid-19. I risultati, infatti, mostrano che solo 20 dei 16.000 volontari che hanno ricevuto entrambe le dosi del vaccino o del placebo hanno contratto il Covid-19. Perché, quindi, Sputnik V è stato sostanzialmente ignorato dai governi europei? Ci sono ragioni di carattere scientifico oppure a pesare sono alleanze geopolitiche, accordi commerciali e interessi economici particolari? "Dopo lo scioglimento dell'URSS – sostiene Trani – la Russia è stata lungo concentrata su se stessa per ricostruirsi e non ha svolto un ruolo centrale a livello internazionale; le capacità scientifiche del paese sono però da sempre all'avanguardia. Non a caso il vaccino è stato chiamato Sputnik V, un esplicito riferimento al primo satellite lanciato nello spazio, lo Sputnik 1".

Come mai ha deciso di sottoporsi al vaccino Sputnik V e non attendere gli altri di prossima distribuzione in Italia?
Il Covid-19 è una malattia molto pericolosa: non siamo in grado di controllare i contagi, nessuno di noi è immune e nessuno può essere sicuro di farla franca. È un virus che fa paura e il vaccino ci permette di vivere con molta più tranquillità. Poi io mi sono sempre vaccinato, anche contro l'influenza stagionale, figuriamoci se rifiuterei quello contro il coronavirus.

E si fida di Sputnik V? Ricorderà che è stato accolto con un certo scetticismo dalla comunità internazionale e dall’OMS.
Io vivo a Mosca da 20 anni, conosco molto bene questo paese e non mi meraviglia affatto che siano stati velocissimi. I risultati dei test sono stati pubblicati su The Lancet e sono rassicuranti. Perché mai non dovrei fidarmi? Solo perché sono scienziati russi e non statunitensi?

Le tre fasi di sperimentazione sono state però molto più rapide rispetto agli altri produttori di vaccini di tutto il mondo…
Ritengo che ci siano varie ragioni: i test di Sputnik V sono stati effettuati in Russia e non in Sud America. A causa della pandemia, che qui ha colpito duro, migliaia di persone si sono offerte volontarie e hanno partecipato alle sperimentazioni senza chiedere neanche un rublo in cambio. Altrove le case farmaceutiche hanno faticato di più a trovare dei volontari, persino a pagamento. Inoltre in Russia è stata drasticamente tagliata la parte burocratica. D'altro canto su questo vaccino ha voluto investire politicamente Putin in persona ed è normale che i tempi si siano accorciati. La fase tre è stata comunque conclusa con non oltre un mese e mezzo di anticipo rispetto agli altri vaccini in fase di sviluppo; un tempo che ho trovato ragionevole…

Quindi ha deciso di vaccinarsi. È il primo italiano ad averlo fatto.
Sì, mi fido dei ricercatori russi. Parliamo di un grande paese, con una tradizione importante. Qui la scienza è scienza. Una settimana fa sono stato sottoposto a degli esami per accertare che non abbia già contratto il coronavirus e non sia un positivo asintomatico; mi hanno anche fatto una Tac di controllo ai polmoni. Una volta escluso il contagio mi è stata iniettata la prima dose e tra un paio di settimane dovrò fare un richiamo, non prima però di un'analisi per verificare la produzione dei primi anticorpi.

E come sta?
Mi avevano preannunciato lievi effetti collaterali come febbre e mal di testa. Invece sto benissimo e non ho avuto nessun disturbo.

Quando comincerà in Russia la vaccinazione di massa sulla popolazione?
In realtà è già partita. La fase sperimentale è di fatto terminata a luglio e Sputnik V è stato già iniettato a centinaia di migliaia di persone altamente esposte al contagio, come gli operatori sanitari. Dal 15 novembre però verrà vaccinato anche il resto della popolazione a partire dagli anziani e dalle categorie professionali maggiormente a rischio.

In Italia il vaccino dovrebbe arrivare non prima del 2021: il governo non ha preso in considerazione l'acquisto di dosi di Sputnik V, evidentemente ritenendolo poco sicuro rispetto agli standard internazionali.
Sospetto che ci siano anche altre ragioni di carattere commerciale e politico. In Italia molti sono convinti che tutto ciò che è scientificamente efficace provenga dall'America, ma questo non è affatto vero. Quanto al governo, invece, è obbligato a difendere la salute dei cittadini e quindi non può ricorrere solo al lockdown, ma deve procurarsi un vaccino. Questo vaccino esiste e dal mio punto di vista non ha senso attendere che il produttore sia italiano, statunitense o europeo; tutti, comunque, sono stati costretti a bruciare le tappe per commercializzarlo. Ad oggi Sputnik V è sul mercato. Il governo italiano sarebbe obbligato ad analizzarlo e giustificarne l'accettazione oppure il rifiuto con motivazioni scientifiche e non politiche.

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